Giorgia Meloni ha annunciato a Parigi la disponibilitĂ dell’Italia a inviare proprie unitĂ navali nello Stretto di Hormuz, nell’ambito di una nascente iniziativa multinazionale per la libertĂ di navigazione, subordinando la decisione all’autorizzazione parlamentare.
Il Movimento Sociale segue con attenzione questo dibattito e lo fa con la chiarezza che ci contraddistingue.
La libertĂ di navigazione è un principio del diritto internazionale che condividiamo. Ma occorre per trasparenza dire la veritĂ fino in fondo: lo stretto di Hormuz è chiuso perchĂŠ gli Stati Uniti e Israele hanno scatenato una guerra contro l’Iran. Ă quella guerra la causa del problema, non l’Iran in quanto tale, che comunque rimane uno Stato Sovrano. Mandare navi italiane a fare da scudo in uno scenario di guerra aperto da altri non è difendere il commercio mondiale ma significa scegliere un campo.
Il Movimento Sociale pone una domanda semplice al Parlamento: sotto quale bandiera e per conto di chi? Trump ha espressamente detto agli alleati NATO di “rimanere lontani da Hormuz” salvo poi chiedere il supporto dei cacciamine europei per sminare lo stretto.
L’Italia non può essere il tappetino su cui Washington pulisce i piedi a seconda della convenienza del momento. Lo stesso Trump, dopo la vicenda di Sigonella, ha scritto sui social: “L’Italia non ci ha sostenuto, noi non ci saremo per loro.” Un ricatto bello e buono, a cui il governo non dovrebbe cedere.
Il Movimento Sociale dice no a missioni militari che ci trascinino nelle guerre altrui.
Diciamo sĂŹ a una politica mediterranea autonoma, costruita con i Paesi europei, nordafricani e dell’area del Golfo, fuori dalla logica NATO e fuori dal ricatto americano. L’Italia ha tutto l’interesse a che Hormuz sia aperto ma lo persegua da protagonista sovrano, non da comprimario di Washington.
Il Parlamento dica no, pertanto ad una âmissione di paceâ sotto queste vesti. E dica finalmente sĂŹ a una politica estera italiana davvero italiana.
