Nel paese delle ipocrisie, oggi c’è n’è, celebrata, una delle piĂą grosse: il lavoro. Che sia dipendente o autonomo, è stato distrutto, polverizzato, nella migliore delle ipotesi, ridotto a schiavitĂą moderna, ma la “festa” del nulla è sempre presente.Â
E’ un po come alzare una coppa al cielo, quando hai perso la finale per 6 a 0.
Anche oggi, difatti, non manca il ributtante concertone, di strapagati, che grideranno quanto sono fessi quelli sotto, che nel contempo, ballano scatenati. E non c’è solo quello romano, ma in tutte le cittĂ , tanto per queste buffonate, i soldi si trovano in un quarto d’ora.Â
Una barca di soldi, quando non riparano piĂą neanche le buche, AnzichĂ© protestare di brutto, e fare volare i pomodori a tonnellate, c’è gente giĂ sotto il palco, praticamente dall’alba.
Ormai, la minchiaggine degli italiani, ha superato la qualunque misurazione di qualsiasi strumento avanzato e certificarla, è tecnicamente impossibile.
L’ignobile recita, in cui si dimena questo paese moribondo, ormai, ha raggiunto livelli di raccapriccio disumani.
Iniziamo dai sindacalisti, che nel giorno della loro laida celebrazione, arrivano, tra le finte urla di sdegno, a mostrare la scarpa della povertĂ , questi sono gli stessi che, nel mentre incassavano centinaia di migliaia di euro all’anno, non si sono accorti del Jobs Act, dei voucher, della cancellazione dell’articolo 18, insomma della totale destrutturazione del lavoro e del reddito, come non si sono avveduti delle svendite, delle delocalizzazioni, dello smontaggio sistematico del tessuto economico, industriale e impiegatizio.
E ogni primo maggio, tra una rivoltante canzone e un balletto, si svegliano, prima di ritornare a dormire tra due guanciali, mentre tutto crolla.Â
Vedendo questo vomito morale, i partiti di governo e quelli della falsa opposizione, non possono certo essere da meno; ogni anno, a prescindere dl colore politico i governi affermano che grazie ai loro provvedimenti, non abbiamo mai avuto tanta occupazione e benessere, in tutta l’era repubblicana.Â
Quindi scopriamo che, oggi, stiamo molto meglio degli anni 70 e 80, quando avevamo l’IRI, le partecipazioni statali (da sole fatturavano fino a 100 miliardi di euro all’anno), una delle migliori compagnie aeree del mondo e una miriade di aziende, oggi distrutte o regalate ai tentacoli predatori del Britannia e della sua tragica epopea.Â
E per la milionesima volta, mi chiedo: Ma un popolo che si fa umiliare fino a questo segno, quanto vale???
