“Meloni mi ha implorato di fare una foto con me. La voleva così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena.” Poi, parlando alla NBC, Trump rincara: “Meloni era una mia fan, ma non la voglio come fan.”
Fermiamoci un secondo. Il presidente degli Stati Uniti umilia pubblicamente, in diretta televisiva, la Presidente del Consiglio italiana. La descrive come una fan che implora una foto, come un’ammiratrice patetica da compatire. Meloni si dice sbalordita da queste parole. Le parole di Donald Trump sono totalmente inventate
Vero o inventato che sia il retroscena, il punto politico è un altro e va oltre il gossip diplomatico.
Solo due giorni fa Trump e Meloni si erano scambiati battute e sorrisi a Evian, con tanto di pacche sulle spalle. “Siamo sempre stati amici”, aveva detto Giorgia Meloni. Ma noi a quella amicizia non crediamo, ed infatti quarantotto ore dopo, Trump la umilia in pubblico, su un’emittente televisiva, davanti a tutti gli italiani. Questo è il livello di rispetto che riceve l’Italia da chi consideriamo il nostro principale alleato. Non importa quanto Meloni sorrida, quanto si congratuli per gli accordi di Trump, quanto difenda l’unitĂ atlantica: alla fine viene trattata come una fan da compatire, non come la guida di una nazione sovrana.
Tajani scrive che le parole di Trump “offendono tutta l’Italia e cancella la sua visita a Washington prevista per il 21-22 giugno. “s’è svegliatoooooo” avrebbero detto in casa marchese del Grillo; purtroppo in ritardo e chissĂ per quanto tempo rimarrĂ desto.
Il Movimento Sociale lo dice senza polemica di basso livello: questo episodio è la dimostrazione di tutto quello che denunciamo da mesi. Non esiste alleanza alla pari con gli Stati Uniti. Esiste un rapporto di subalternitĂ in cui l’Italia, chiunque la governi, può essere trattata con sufficienza, ironia, persino disprezzo pubblico, e l’unica risposta possibile è incassare, smentire educatamente e tornare al tavolo sorridendo la settimana dopo.
Non importa il colore politico di chi siede a Palazzo Chigi. FinchĂ© l’Italia resterĂ nella postura di chi deve compiacere Washington per essere presa sul serio, episodi come questo si ripeteranno. La dignitĂ nazionale non si costruisce con i sorrisi a un G7, ma si costruisce con la sovranitĂ reale; quella che proponiamo da sempre e per la quale invitiamo chi propone le stesse nostre soluzioni a ragionarci insieme
GD
