Il Senato ha approvato oggi la mozione della maggioranza che impegna il governo a rafforzare il potere d’acquisto e a sostenere famiglie e natalitĂ come prioritĂ sociale. E via agli applausi, ai comunicati stampa ed ai festeggiamenti vari.
Permettetemi però di tradurre in italiano semplice, e poco politichese, cosa è successo oggi: il Parlamento ha votato per impegnarsi a fare quello che doveva fare da tre anni e non ha fatto. Ha votato un documento che dice “ci impegniamo a impegnarci.” Non una legge. Non una riforma. Non un euro in piĂą in tasca a nessuno, ma solo una mozione; niente piĂą che un foglio di carta con su scritto che le famiglie italiane sono importanti.
Ma andiamo con ordine e distribuiamo le pagelle.
Alla maggioranza va il merito di aver scritto le parole giuste. Potere d’acquisto, famiglie, natalitĂ ma peccato che nel frattempo il DEF di Giorgetti preveda tagli dolorosi con l’inflazione che torna a salire, il PIL cresca dello 0,7% e le bollette siano ancora alle stelle per le sanzioni alla Russia che questo governo non ha mai osato mettere in discussione. Quindi a parole bravi, a fatti scarsissimi.
A Renzi va una menzione speciale. L’uomo che con il Jobs Act ha demolito l’Articolo 18, che ha reso i lavoratori italiani ricattabili e flessibili come mai prima, oggi fa sproloqui sul potere d’acquisto. La stessa persona che ha costruito il precariato strutturale dell’Italia moderna ora si preoccupa dei salari. La coerenza non è il suo forte ma la faccia di bronzo sì.
Alla Schlein va invece il compito di spiegarci come si difende il potere d’acquisto senza mai pronunciare le parole “salario minimo” con la dovuta determinazione, senza rimettere mano al Jobs Act firmato dal suo stesso partito, senza toccare la precarietĂ che il PD ha contribuito a creare. La segretaria del PD è brava a parlare di disuguaglianze nei convegni. Meno brava a spiegarci cosa ha fatto concretamente il suo partito per ridurle negli ultimi trent’anni.
All’opposizione nel suo insieme va il premio per la coerenza negativa: vota contro la mozione della maggioranza sul costo della vita non perchĂ© proponga qualcosa di meglio, ma perchĂ© è dell’altra parte. Il teatrino del bipartitismo italiano, dove si vota per partito e non per contenuto, prosegue imperterrito.
Il Movimento Sociale non era in aula oggi. Non abbiamo voti in Parlamento, ancora. Ma abbiamo qualcosa che molti lì dentro hanno perso: la capacitĂ di dire la veritĂ . O forse meglio la faccia tosta nel volerla dire, la veritĂ . La verità è che il potere d’acquisto degli italiani non si ripristina con una mozione. Si ripristina con salari giusti, con l’Articolo 18, con la sovranitĂ energetica che liberi le famiglie dal ricatto delle bollette, con una politica estera autonoma che smetta di far pagare agli italiani le sanzioni decise da Washington. Con uno Stato che torna ad essere protagonista dell’economia invece di assistere passivamente alla sua finanziarizzazione.
Tutto questo non sta nella mozione di oggi. Non ci sarà nella prossima. E non ci sarà finché le stesse facce continueranno a sedere negli stessi scranni.
