
Oggi si celebra la Repubblica Italiana. Sfilano i militari, suona la fanfara, i politici si mettono la coccarda. Il rito è impeccabile. L’Italia, però, è un’altra cosa.
La Repubblica che festeggiamo oggi nacque da un sogno: uno Stato sovrano, libero, fondato sul lavoro e sulla dignità del suo popolo. L’articolo 1 della Costituzione dice ancora che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.” Lo dice davvero, ma guardiamoci intorno.
Il lavoro che uccide; oltre mille morti l’anno, ogni anno, senza che nessuno paghi davvero. La sovranità che non esiste, con 13.000 soldati stranieri sul nostro suolo e le grandi decisioni che si prendono a Washington o a Bruxelles. La democrazia che si svuota, con un astensionismo record, un Parlamento che approva leggi su leggi senza che i cittadini ne sappiano nulla, e una classe politica che parla di patria ma serve altri padroni.
Forse questa non è la Repubblica che i padri costituenti sognavano. Certamente non è quella che noi vogliamo.
La classe politica: uno spettacolo desolante. Guardiamo il governo. Meloni governa da quasi tre anni con grande comunicazione e poca sostanza. Niente Articolo 18. Niente sovranità monetaria. Niente politica estera autonoma. Rubio viene a Roma e Tajani lo ringrazia per la presenza americana in Italia. Nel frattempo il DEF sarà “doloroso”. Doloroso per chi lavora, ovviamente, non per chi ha i lobbisti a Palazzo Chigi.
Ma l’opposizione fa peggio, e questo è il dramma vero. Il #PD ha firmato il Jobs Act e oggi piange per i salari bassi. Il M5S ha sostenuto Draghi e oggi si riscopre antisistema. La sinistra radicale urla nei cortei e non propone nulla di governabile. Il “campo largo” è un contenitore vuoto tenuto insieme solo dall’odio verso Meloni. Non è alternativa. È il rovescio della stessa medaglia.
Destra e sinistra, governo e opposizione: due facce dello stesso sistema che da trent’anni amministra il declino italiano senza avere né il coraggio di invertire la rotta né la dignità di ammettere i propri fallimenti.
Una parola sul Quirinale. Il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione. Quella Costituzione che all’articolo 11 dice che “l’Italia ripudia la guerra.” Eppure in questi anni di guerre, di basi usate per operazioni militari, di armi inviate all’Ucraina, di discussioni sull’invio di navi a Hormuz , dal Colle è arrivato sempre e solo il silenzio istituzionale. La grazia a Minetti, concessa su documentazione rivelatasi falsa, ha poi completato il quadro. Il garante della Costituzione garantisce in modo selettivo. E questo, in una vera Repubblica, non dovrebbe essere accettabile.
Il vero onore dell’Italia: chi serve ogni giorno. A noi piace pensare che il 2 giugno non è solo il giorno dei politici. È anche, e soprattutto, il giorno di chi quella Repubblica la tiene in piedi davvero, ogni giorno, senza telecamere e senza applausi.
È il giorno dei militari e delle forze dell’ordine, che presidiano i confini, mantengono l’ordine, rischiano la vita per la sicurezza di tutti — spesso con mezzi inadeguati, stipendi troppo bassi e poco riconoscimento istituzionale.
È il giorno dei medici, degli infermieri, degli operatori sanitari che reggono un sistema sanitario sempre più sottofinanziato, che lavorano su turni massacranti, che salvano vite nonostante i corridoi pieni di barelle e i reparti a corto di personale.
È il giorno dei vigili del fuoco, dei volontari della protezione civile, dei #militari e di chi sceglie ogni mattina di mettersi al servizio della comunità invece di pensare solo a sé stesso.
A loro va il rispetto vero del Movimento Sociale. A loro, non ai palchi e alle coccarde.
La Repubblica non siete voi che sfilate oggi in alta uniforme diplomatica. La Repubblica sono loro, quelli che non sfilano mai.
Viva la Repubblica, quella vera.
