Domani Marco Rubio sarĂ a Roma. I giornali vi diranno che è una visita diplomatica; che viene a ricucire rapporti e che il dialogo tra Italia e Stati Uniti è solido. Vi diranno tutto questo con la stessa faccia con cui vi raccontano da anni che le basi americane sul nostro suolo sono una presenza “amichevole” e che la NATO è un’alleanza “tra pari”.
Non credeteci.
Rubio viene in Italia per una ragione sola: riportare Meloni all’ordine. Dopo che Roma ha detto no a Sigonella per i raid sull’Iran, dopo che il Papa ha ricevuto critiche feroci da Trump e Meloni ha osato difenderlo, dopo che l’Italia ha esitato sulla missione a Hormuz, il padrone manda il suo emissario (probabile prossimo presidente statunitense) a ricordare al servo chi comanda.
Questa non è diplomazia ma è gestione del protettorato.
Tredici mila soldati americani sul nostro suolo, oltre cento installazioni militari sparse da Nord a Sud. Eccole le cifre della “alleanza tra pari”. Â Sono le cifre di un’occupazione che dura dal 1945 e che nessun governo italiano ha mai avuto il coraggio di mettere in discussione. Non durante la Prima Repubblica. Non con la seconda Repubblica.
E nel frattempo Trump ieri ha dichiarato che “l’Italia non è stata d’alcun aiuto” e ha minacciato di ritirare le truppe come si minaccia un dipendente che non ha rispettato le consegne. Non un alleato ma un segugio.
Ce lo spiegate voi, amanti della democrazia liberale di destra e di sinistra come si chiama un sistema in cui le decisioni piĂą importanti per la vita di un Paese vengono prese fuori dai suoi confini, senza che il popolo ne sappia nulla, e spesso prima ancora che il Parlamento ne discuta? Questo ha un solo nome: democrazia di facciata, feudalesimo, o meglio: sudditanza.
Meloni parla di sovranità . Lo fa bene, con la voce giusta, le parole giuste. Ma la sovranità non si declama, si pratica. E si pratica dicendo no quando il padrone chiede di usare le nostre basi per le sue guerre. Si pratica non mandando navi a Hormuz perché Washington lo ordina. Si pratica aprendo tavoli diplomatici con Mosca, con i BRICS, con i Paesi del Mediterraneo, invece di aspettare che Rubio ti dica cosa puoi e cosa non puoi fare.
Il Movimento Sociale non ha padroni da accontentare nĂ© poltrone da difendere. Per questo può dire quello che altri tacciono: finchĂ© l’Italia ospiterĂ eserciti stranieri sul proprio suolo e finchĂ© le grandi scelte di politica estera si decideranno nelle stanze di Washington invece che in quelle di Roma, non saremo un Paese libero. Saremo un protettorato ben vestito.
Rubio venga pure. Ma sappia che c’è un’Italia che non si siede ai suoi tavoli e non accetta le sue istruzioni.
