Ieri Eurostat ha certificato quello che molti sapevano già : il deficit italiano nel 2025 si è fermato al 3,1% del PIL, un decimale sopra la soglia magica del 3% imposta dai parametri di Maastricht. Un decimale che vale miliardi — di mancati margini di manovra, di vincoli confermati, di scelte obbligate nella prossima legge di bilancio.
Il governo Meloni ha incassato il colpo con una certa filosofia. Giorgetti ha citato Boskov, Meloni ha incolpato il Superbonus. Ma questa narrazione è insufficiente. Il Superbonus pesa, certo. Ma il quadro vero è più ampio e più politico.
Il costo delle guerre degli altri
L’Italia sta pagando — in termini di conti pubblici e di caro vita — due conflitti che non ha scelto e che avrebbe potuto non sostenere. Le sanzioni alla Russia, applicate supinamente al seguito degli americani e della NATO, hanno tagliato forniture energetiche competitive sostituendole con gas liquido americano a prezzi di mercato speculativi. La guerra in Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, fatto esplodere i costi delle materie prime e rallentato il commercio globale. L’economia italiana, giĂ fragile, ha incassato entrambi i colpi. E ora, in cima a tutto questo, il governo vuole aumentare la spesa militare per rispettare gli obiettivi NATO — ma non può farlo senza violare i vincoli europei, perchĂ© è ancora in procedura di infrazione.
Il paradosso è perfetto: l’Europa chiede rigore mentre la NATO chiede riarmo. E l’Italia, nel mezzo, cerca di accontentare tutti tagliando ciò che resta — sanitĂ , scuola, welfare.
Giorgetti e il dogma europeo
Giancarlo Giorgetti è l’uomo simbolo di questa impasse. Tecnico abile, politico navigato, è il piĂą convinto europeista del governo Meloni — quello che, piĂą di chiunque altro, ha costruito la propria credibilitĂ sull’allineamento ai diktat di Bruxelles. La sua risposta ai dati Eurostat è stata emblematica: le regole vanno rispettate, anche quando fanno male. Una posizione che può sembrare realistica ma che in realtà è ideologica quanto quella di chi vorrebbe ignorarle. PerchĂ© accettare senza discussione le regole del Patto di StabilitĂ significa accettare che l’Italia non possa investire in se stessa, non possa crescere, non possa scegliere autonomamente le proprie prioritĂ economiche.
La via alternativa esiste
Il Movimento Sociale non si limita alla critica ma fa anche proposte. L’Italia deve recuperare sovranitĂ monetaria valutando anche la reale convenienza ed opportunitĂ a continuare con la moneta unica dell’euro, strumento che ha strangolato la competitivitĂ nazionale e moltiplicato il debito. Ma sopratutto dovrebbe costruire una politica estera autonoma, basata su rapporti bilaterali con i Paesi BRICSÂ (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e i nuovi membri) che offrono mercati, energia e materie prime fuori dalla logica del dollaro e delle sanzioni. Deve guardare al Mediterraneo e al Nord Africa come al proprio naturale spazio economico e diplomatico, ricostruendo quelle relazioni che la dipendenza dalla NATO e dall’asse Washington-Bruxelles ha progressivamente eroso.
Un’Italia sovrana, proiettata sul Mediterraneo, aperta a Est quanto a Sud, non avrebbe bisogno di chiedere flessibilitĂ all’Europa.
La costruirebbe da sola.
